Per fortuna questo romanzo del 1964 di Giuseppe Berto è stato ristampato. E' un romanzo che racconta una vita complessa, di un uomo senza nome (non viene mai citato in tutto il libro) e che già per questo motivo potrebbe essere ognuno di noi.Il protagonista, poi, vive un continuo confronto e conflitto con il proprio padre, sia mentre il padre è in vita e poi dopo la sua morte, quando, per la sua inquietudine e difficoltà di vivere, il protagonista decide di farsi aiutare. Scopre pian piano la sua nevrosi, scopre la differenza tra nevrosi e psicosi, decide di non volere essere "matto" e vive con l'angoscia di diventarlo, per questo si affida a medici, strutture, persone che in qualche modo lo possano aiutare.
La maggior parte di loro, però, lo aiutano ad affrontare nuove consapevolezze.
Nel lungo romanzo, il protagonista ripercorre la sua vita, scoprendo via via le motivazioni di tante sue scelte e raccontando parallelamente che cosa significa psicoterapia e cosa significa viverla giorno per giorno.
Potrebbe ricordare il capolavoro di Italo Svevo "La coscienza di Zeno", del quale parlerò in un altro post, ma questo libro ha il pregio, forse, di essere meno letterario di un romanzo vero e proprio, e più vero, più uno specchio di ricerca e paure, inconfessabili e qui confessate.
Nessun commento:
Posta un commento