Non conoscevo Lorenzo Licalzi. Quando una mia cara amica-collega mi ha regalato questo libro mi sono fatta la classica domanda: "Chi è costui?", un po' stupita di non averne mai sentito parlare. Con fiducia ho iniziato a leggerlo. Ebbene, Grazie M., per avermi fatto conoscere questo autore! Ho letto il libro in pochi giorni, lasciandomi catturare dalla storia di Tommaso, un anziano fisico nucleare colpito da un ictus, che, disilluso, vive in una casa di riposo e rifiuta la compagnia di tutti: medici, pazienti, infermiere, fisioterapista. Rifiuta tutti, tutti tranne Elena, che entra nella sua vita con amorevole discrezione. Solo con lei, Tommaso, riesce a sentirsi a suo agio, a parlare, a conversare, a sorridere, a ridere, addirittura. Sta bene Tommaso con Elena, e non desidera nient'altro, solo di morire prima di lei. Invece il destino sarà allo stesso tempo crudele e benevolo con lui, perché gli toglierà improvvisamente l'oggetto del suo amore, lasciandogli però, finalmente, dopo una vita spesa ad evitare gli altri, l'essenza stessa dell'amore, che lo invaderà cambiando profondamente la sua vita.
E' delicato, Licalzi, nelle sue descrizioni, ma anche schietto, umorale, realista, vero. Sarà il suo passato di dirigente e gestore di una Casa di Riposo per anziani, sarà che è uno psicologo, sarà che ama scrivere, sì, forse sarà tutto questo che rende il libro un piccolo capolavoro, ma credo che non sarebbe sufficiente se dietro a tutto questo non ci fosse un sincero e profondo amore per le persone.
mercoledì 29 gennaio 2014
martedì 14 gennaio 2014
Elizabeth Strout, Amy e Isabelle
Di tutt'altro livello qualitativo la mia seconda lettura dell'anno: "Amy e Isabelle", di Elizabeth Strout. Avevo vagamente sentito parlare di questa scrittrice, avevo saputo che ha vinto il Pulitzer nel 2009 con "Olive Kitteridge", e mi aveva incuriosito.
Non avevo comperato nessun suo libro l'anno scorso per motivi che non sto ora a spiegare, ma finalmente, un giorno in libreria, ho trovato esposti tutti i suoi romanzi. Non avevo che l'imbarazzo della scelta e ho preferito partire dal suo primo, dall'esordio. Ho fatto bene.
Elizabeth Strout scrive con una tecnica che cattura il lettore: ogni capitolo ti lascia con il fiato sospeso, riesce a coinvolgere e a incuriosire, rendere speciali oggetti, momenti, scorci, personaggi apparentemente insignificanti solo attraverso il suo utilizzo sapiente delle parole. Sì, è una scrittrice che sa usare le parole, accostarle, fare una descrizione tridimensionale, una metafora semplice ma mai banale.
La storia è di un conflitto tra madre e figlia. quest'ultima inconsapevole di dover subire le conseguenze psicologiche di quanto occorso alla madre in gioventù.
E' ambientata in paesino degli Stati Uniti, in un'epoca imprecisata, ma non particolarmente lontana nel tempo.
E' una storia che parla d'amore, di passioni istintive ma proibite, di un mistero, di quotidianità, di donne. Sì, mette in scena tante donne, ognuna con le proprie caratteristiche, i propri problemi, le proprie modalità di affrontarli.
L'ho letto in pochi giorni, incuriosita e rapita dai personaggi e catturata dalla sapiente scrittura dell'autrice.
Nel frattempo ho ordinato su Amazon altri suoi due libri, sicuramente non rimarrò delusa...
Non avevo comperato nessun suo libro l'anno scorso per motivi che non sto ora a spiegare, ma finalmente, un giorno in libreria, ho trovato esposti tutti i suoi romanzi. Non avevo che l'imbarazzo della scelta e ho preferito partire dal suo primo, dall'esordio. Ho fatto bene.
Elizabeth Strout scrive con una tecnica che cattura il lettore: ogni capitolo ti lascia con il fiato sospeso, riesce a coinvolgere e a incuriosire, rendere speciali oggetti, momenti, scorci, personaggi apparentemente insignificanti solo attraverso il suo utilizzo sapiente delle parole. Sì, è una scrittrice che sa usare le parole, accostarle, fare una descrizione tridimensionale, una metafora semplice ma mai banale.
La storia è di un conflitto tra madre e figlia. quest'ultima inconsapevole di dover subire le conseguenze psicologiche di quanto occorso alla madre in gioventù.
E' ambientata in paesino degli Stati Uniti, in un'epoca imprecisata, ma non particolarmente lontana nel tempo.
E' una storia che parla d'amore, di passioni istintive ma proibite, di un mistero, di quotidianità, di donne. Sì, mette in scena tante donne, ognuna con le proprie caratteristiche, i propri problemi, le proprie modalità di affrontarli.
L'ho letto in pochi giorni, incuriosita e rapita dai personaggi e catturata dalla sapiente scrittura dell'autrice.
Nel frattempo ho ordinato su Amazon altri suoi due libri, sicuramente non rimarrò delusa...
venerdì 3 gennaio 2014
"Bridget Jones. Un amore di ragazzo" di Helen Fielding
Ho iniziato l'anno leggendo questo ultimo libro della Fielding.
A parte il fatto di condividere la sensazione di procedere inevitabilmente verso l'età, ehm... matura, di sentirmi grassa, sgraziata, di essere disordinata, pigra e spesso con qualche "macchia da coccole" sui vestiti, beh, ho in comune con la protagonista la necessità di appuntarmi tutto quello che succede: dalle oscillazioni del peso, alle calorie ingerite, dalle risorse finanziarie ai tentativi velleitari e sporadici di diventare una scrittrice, dalle frasi più significative dette dai miei figli (http://mammadilettante.blogspot.it/), alla confusione che impera nella mia mente...
A parte tutto questo per fortuna il marito c'è ed è un punto di riferimento (quasi sempre).
Comunque è un libro nel quale molte 40-50enni si possono riconoscere, possono sorridere di se stesse e sognare ancora l'amore.
La trama è abbastanza scontata, la lettura è piacevole, i personaggi rassicuranti nei loro consolidati stereotipi.
Sicuramente non vi è la leggerezza e spontaneità dei primi due romanzi "Il diario di Bridget Jones" e "Che pasticcio, Bridget Jones!"
Ritengo personalmente che alcuni passaggi potessero essere raccontati anche senza abbondare in frasi un po' volgari o esageratamente forzate.
Da leggere se si ha voglia di intrattenersi con un libro leggero che non abbia troppe pretese.
Di sicuro ne trarranno un film e temo che l'autrice l'abbia scritto con questo preciso intento (o speranza).
Non è un capolavoro della letteratura, forse non è nemmeno letteratura, forse è solo un romanzo di genere, nemmeno riuscito tanto bene.
A parte il fatto di condividere la sensazione di procedere inevitabilmente verso l'età, ehm... matura, di sentirmi grassa, sgraziata, di essere disordinata, pigra e spesso con qualche "macchia da coccole" sui vestiti, beh, ho in comune con la protagonista la necessità di appuntarmi tutto quello che succede: dalle oscillazioni del peso, alle calorie ingerite, dalle risorse finanziarie ai tentativi velleitari e sporadici di diventare una scrittrice, dalle frasi più significative dette dai miei figli (http://mammadilettante.blogspot.it/), alla confusione che impera nella mia mente...
A parte tutto questo per fortuna il marito c'è ed è un punto di riferimento (quasi sempre).
Comunque è un libro nel quale molte 40-50enni si possono riconoscere, possono sorridere di se stesse e sognare ancora l'amore.
La trama è abbastanza scontata, la lettura è piacevole, i personaggi rassicuranti nei loro consolidati stereotipi.
Sicuramente non vi è la leggerezza e spontaneità dei primi due romanzi "Il diario di Bridget Jones" e "Che pasticcio, Bridget Jones!"
Ritengo personalmente che alcuni passaggi potessero essere raccontati anche senza abbondare in frasi un po' volgari o esageratamente forzate.
Da leggere se si ha voglia di intrattenersi con un libro leggero che non abbia troppe pretese.
Di sicuro ne trarranno un film e temo che l'autrice l'abbia scritto con questo preciso intento (o speranza).
Non è un capolavoro della letteratura, forse non è nemmeno letteratura, forse è solo un romanzo di genere, nemmeno riuscito tanto bene.
Iscriviti a:
Post (Atom)

