martedì 30 maggio 2017

Giuseppe Berto, Il male oscuro

Per fortuna questo romanzo del 1964 di Giuseppe Berto è stato ristampato. E' un romanzo che racconta una vita complessa, di un uomo senza nome (non viene mai citato in tutto il libro) e che già per questo motivo potrebbe essere ognuno di noi.
Il protagonista, poi, vive un continuo confronto e conflitto con il proprio padre, sia mentre il padre è in vita e poi dopo la sua morte, quando, per la sua inquietudine e difficoltà di vivere, il protagonista decide di farsi aiutare. Scopre pian piano la sua nevrosi, scopre la differenza tra nevrosi e psicosi, decide di non volere essere "matto" e vive con l'angoscia di diventarlo, per questo si affida a medici, strutture, persone che in qualche modo lo possano aiutare.
La maggior parte di loro, però, lo aiutano ad affrontare nuove consapevolezze.
Nel lungo romanzo, il protagonista ripercorre la sua vita, scoprendo via via le motivazioni di tante sue scelte e raccontando parallelamente che cosa significa psicoterapia e cosa significa viverla giorno per giorno.
Potrebbe ricordare il capolavoro di Italo Svevo "La coscienza di Zeno", del quale parlerò in un altro post, ma questo libro ha il pregio, forse, di essere meno letterario di un romanzo vero e proprio, e più vero, più uno specchio di ricerca e paure, inconfessabili e qui confessate.

Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé

Pubblicato per la prima volta nel 1929, questa opera di Virginia Woolf nasce da due conferenze che lei stessa ha tenuto nel 1928 a Newnham e Girton, College femminili dell'Università di Cambridge.

Cinquecento sterline l'anno e una stanza tutta per sé: ovvero indipendenza economica, intellettuale e psicologica: è tutto ciò che basta per poter essere se stesse e vivere la propria vita.
"E' quando siamo, quando sogniamo, che la verità sommersa, a volte, viene a galla".
E' un saggio classico della letteratura femminile (anche femminista), ma femminile, prima di tutto, perché la cosa fondamentale, per ogni donna, è camminare prima di tutto da sola, per entrare poi in piena relazione con il mondo. E' un saggio sulla liberà di essere se stesse senza condizionamenti, di esprimersi in ogni propria sfaccettatura, comprese quelle più nascoste. E' un saggio sulla ricerca di sé e di ogni proprio aspetto, sulla libertà di sentirsi addosso anche quelle parti di noi più profonde, anche meno femminili, anche un po' androgine, perché "ci vogliono un po' di maschile e un po' di femminile per poter far nascere qualcosa di buono", nella vita di tutti i giorni, ma anche da un punto di vista artistico.

Alain De Botton, Il piacere di soffrire

Alain De Botton è un filosofo contemporaneo (classe 1969), acuto osservatore della vita, dell'uomo e della donna e delle loro peculiarità in termini di caratteristiche e contraddizioni. I suoi studi spaziano dai viaggi, alla filosofia, al lavoro, di queste opere parlerò in altri post.
Perché due persone sono attratte l'una dall'altra? Quali sono le basi di una relazione? Perché una persona si innamora? Perché anche la più bella storia d'amore può finire?
In questo romanzo del 1994, che è anche una specie di saggio sulle relazioni di coppia, Alain De Botton riesce a farci entrare nella storia d'amore di Eric e Alice e a farci partecipare a tutte le fasi della loro storia: l'innamoramento e il disamore, i dubbi nello stare insieme e la paura della solitudine e riesce a farci capire come spesso una relazione sia fatta di tante sfaccettature che poco hanno a che fare con l'amore e che spesso rimangono all'interno della relazione o addirittura dentro le persone e compromettono la sanità della relazione stessa in quanto vengono omessi i veri motivi per i quali si sta insieme o ci si separa. E' volutamente spietato, De Botton, e di questo gli dobbiamo essere grati, perché riesce a mettere su carta ciò che magari non riusciamo a dire nemmeno a noi stessi.
E' un romanzo per chi ha davvero voglia di farsi delle domande sulla propria relazione, sul come vive la propria relazione, con un'accortezza: bisogna essere sinceri, e pronti, pronti ad ascoltare forse, delle risposte che potrebbero non piacerci.

Alessandro D'Avenia, L'arte di essere felici

Alessandro D'Avenia è un insegnante di Letteratura Italiana, conosce bene i ragazzi e gli adolescenti in particolare: le loro ricerche, i loro aneliti, i loro tumultuosi sentimenti, spesso contrastanti e inquieti.
Ne ha già dato prova nei romanzi precedenti, come Bianca come il latte, rossa come il sangue (2010), Cose che nessuno sa (2011), Ciò che inferno non è (2014), lo conferma con questo saggio dedicato al Poeta di Recanati, del 2016.
Attraverso il racconto della vita di Giacomo Leopardi, infatti, l'autore riesce a parlare in parallelo agli adolescenti. Riesce a cogliere gli spunti adatti per offrire ai lettori mirabili specchi nei quali perdersi, ma soprattutto ritrovarsi. Racconta storie, di ragazzi che hanno affrontato momenti difficili e che li hanno vissuti fino in fondo, superati, a volte anche grazie ai libri.
"l'intuizione della vita come tutto, il sentimento della fragilità e originalità dell'esistenza, che chiede di starle di fronte con cura e coraggio, anche se a prendere la parola sono il dolore, la sconfitta, la solitudine"
"quanti pianti adolescenziali vengono derisi come malattia passeggera, esagerazione ormonale, quando invece sono la profondissima constatazione del semplice fatto di "essere uomo", la consapevolezza di essere fragile e soggetto a tutta l'insufficienza della vita, paragonata alla sovrabbondanza del desiderio" 
"la soluzione è dentro la vita stessa e non fuori di essa: aprirsi al dolore e abitarlo..."
E' anche un libro sui libri e sul bene che possono fare all'anima e alla vita delle persone inquiete.
Vale la pena leggerlo, anche da adulti, perché ricordarci di essere fragili ci aiuta a essere più forti.

venerdì 5 maggio 2017

Henri James, Quel che sapeva Maisie

Romanzo del 1897
Maisie è una bambina di circa dieci, undici anni, contesa al contrario. I genitori si separano e la usano (letteralmente) per comunicarsi reciprocamente quell'odio che li ha fatti separare. Maisie vive con l'uno e con l'altra e si affeziona, più che a loro, ritenuti ormai come perduti, alle nuove persone che entrano nelle loro vite formando nuove coppie.
Si respira un senso di oppressione, di un'infanzia gravata di responsabilità troppo adulte, che non le dovrebbero appartenere.
Ne consiglierei la lettura a tutte le coppie che si stanno separando e che hanno dei figli per anticipare alcune delle sofferenze che inevitabilmente eventi come questo possono suscitare.
E ne consiglierei la lettura anche a tutti quei figli di separati che in qualche modo si sentono in colpa per gli eventi accaduti: potrebbero trovare qualche interessante chiave di lettura per il senso di ingiustizia provato.

martedì 21 marzo 2017

Lev Tolstoy, La morte di Ivan Ilijc

Un uomo messo a confronto con la sua vita. Una vita vissuta fino al giorno prima senza la profonda consapevolezza del tempo che passa e che tutto può finire.
Di fronte alla malattia Ivan Ilijc si rende conto che la sua vita non è stata esattamente come avrebbe voluto, ma è troppo tardi per cambiare e Ivan Ilijc soffre, per la malattia e per la delusione di aver accettato una moglie, una famiglia, un lavoro, una carriera senza essere davvero parte attiva.
E' un racconto in un certo senso crudo, affronta gli aspetti più intimi di una malattia che non trova mai una definizione, un nome, ma questo in fondo non è nemmeno importante visto che non c'è soluzione.
E' un racconto sul cambiamento, sulla spinta al cambiamento, che deve spingere chi lo legge a guardarsi dentro e intorno e fare i conti con la propria vita e con le proprie scelte prima che sia troppo tardi.
Bisogna fermarsi, ogni tanto, e fare il punto. Farsi delle domande, aggiustare il tiro. Scegliere. Scegliere se andare avanti o se modificare qualcosa, prima che sia troppo tardi.


lunedì 20 marzo 2017

Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio


Il CLASSICO di Jane Austen. Non me lo ricordavo, invece mi ha rapita e l'ho riletto rimanendovi incollata e scoprendo, contemporaneamente il film del 2005 di Joe Wright con Keira Knightley e Matthew Macfadyen nei ruoli rispettivamente di Elizabeth e Mr. Darcy: personaggi indimenticabili. Il film è fedele al libro e le atmosfere sono intense. Vedere il film è stato come rileggere il libro una terza volta. Da rileggere...
E infatti, riletto ancora una volta con l'intento di scovare suggerimenti per chi si strugge d'amore e pensa di essere incompreso, posso dire che può diventare una discreta chiave di lettura per sospetti fraintendimenti e ricerca di chiarezza.
Rifacendoci al titolo, il troppo orgoglio e i protratti pregiudizi senza fondamento o legati a semplici sospetti non verificati possono portare a situazioni che compromettono la chiarezza e le relazioni.