
2016
Un intrico di trame apparentemente parallele che inevitabilmente si incrociano e dialogano tra loro attraversando tre generazioni, tra il 1945 e il 2010. Anche i luoghi nei quali accadono le vicende raccontate sono apparentemente lontani tra loro, ma anche i luoghi, così come le storie, arrivano a comunicare tra loro, e si avvicinano.
E' un romanzo che ci riporta a vivere un pezzo di storia scomoda, della nostra storia di uomini che ad un certo punto si sono dimenticati di essere uomini e che si sono dimenticati di avere di fronte a loro altri uomini; un pezzo della nostra storia che troppo spesso nascondiamo, come la polvere, sotto un tappeto.
Ma questa storia ci riporta con vigore non solo indietro nel tempo ma dentro il tempo, un tempo che in fondo non esiste perché il tempo è la memoria e dove esiste la memoria il tempo non serve più.
E poi è un libro sulla verità: "esistono tante verità quanti sono gli uomini" diceva il mio professore di Psicologia Dinamica tanto tempo fa e questo è quanto sapientemente ci dimostra l'autore attraverso le pagine di questa storia, piene di personali verità, soggettive, camuffate, pietose, vergognose. Verità che guardiamo in faccia con timore, perché non sappiamo che cosa ci troveremo dentro, lo sospettiamo e per questo non siamo mai pronti.
E' un libro che parla anche di rispetto, di profondo rispetto per ogni uomo, per quello che sente, per quello che prova sulla sua pelle. E' profondamente sbagliato, inopportuno, crudele e presuntuoso pensare di sapere che cosa sente un altro uomo sulla propria pelle e non ce lo dobbiamo dimenticare mai, soprattutto quando, aldilà di tutto, ci sentiamo pronti a giudicare, a puntare il dito, a sentirci migliori.
E' un libro che fa male, ed è giusto che sia così, perché dobbiamo rimanere vigili, affinché ciò che è stato non ritorni.