Poche persone, evidentemente, volevano o erano disposte a riconoscersi in una persona come Stoner, che vive una vita talmente normale, lineare, ordinaria, da essere considerata quasi vuota.
In quel periodo la volontà era quella di emergere e di non essere persone ordinarie, come invece è Stoner: una persona che in fondo non si fa molte domande, vive e basta.
Oggi, invece, forse Stoner ci appartiene un po' di più: c'è una consapevolezza più profonda di quanto possa essere ordinaria la vita, ma allo stesso anche speciale, perché è nostra vita. Di questo Williams non parla direttamente, ma è riuscito, in questo romanzo, a rendere straordinaria una vita ordinaria, raccontandola in maniera impeccabile. A volte, leggendo il libro, verrebbe voglia di scuotere Stoner e di dirgli "ma ti rendi conto di quello che ti sta capitando?"

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