2018
Ho letto "Eravamo tutti vivi" in un giorno. L'ho aperto, l'ho letto e poi richiuso. In mezzo non c'è stato altro, a parte le vite dei protagonisti, che mi hanno riportata in un mondo che ho sfiorato e del quale Claudia mi ha restituito dei tasselli che mi sono cari. Ho vissuto l'Università di Padova più o meno negli stessi anni, sono coetanea dei loro destini, sono spettatrice diretta delle loro vite, forse ne ho incrociata qualcuna mentre andavo in bicicletta in Facoltà, forse ne ho sfiorata qualcuna mentre cercavo di conciliare il mio lavoro con le lezioni. E poi la mia vita degli anni successivi, un amore per una città dove non mi sono integrata mai, anche se vi sono nata, ho fatto tanti degli errori che hanno fatto i protagonisti della storia, con alcuni di loro condivido la ricerca continua che non ho ancora concluso e che forse non concluderò mai...
Spesso nei libri che leggiamo riconosciamo una parte di noi, nei libri speciali scopriamo una parte di noi che pensavamo di avere perso o che non conoscevamo: questo è quanto ho trovato nel libro di Claudia.
E' un libro che parla di una generazione, è vero, ma è anche un libro che parla d'amore vero e disilluso, di amicizie profonde, di sogni realizzati e a volte solo rincorsi, di illusioni effimere, di speranze alle quali attanagliarsi.
E' un libro che guarda avanti e per farlo ha scelto di guardare indietro, con la cura che serve per dare valore alle cose preziose.

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