mercoledì 7 febbraio 2018

Virginia Woolf, Gita al faro

1927
Il romanzo si divide in tre parti: la prima racconta un momento della vita di una famiglia il giorno prima di una gita (che non si farà), la seconda parte racconta sostanzialmente la desolazione di una casa abbandonata, la terza parte la famiglia ritorna nella vecchia casa e finalmente organizza la gita che non era stata fatta in passato. Questo il riassunto, scarno e oggettivo, dei fatti.
Il romanzo, in realtà, racconta la vita di una famiglia e di alcune persone che vivono insieme a questa famiglia all'inizio nel corso di una vacanza al mare. La particolarità di queste diverse personalità è che si incrociano ma che non si "incontrano" mai, perché di fatto non riescono a comunicare in maniera efficace.
"Una donna senza cuore, la chiamava; lei non gli diceva mai che lo amava. Ma non era così... non era così. Era solo che non riusciva mai a dire quel che provava".
E' un libro sulla solitudine di ognuno, ricercata, imposta, poco importa. Ognuno è solo.
E' un libro anche costellato di piccole e grandi epifanie che nascono in momenti di vita normale, epifanie che fanno rivedere il mondo da un punto di vista completamente nuovo e più consapevole:
"Ma che cosa ho fatto io della mia vita? Pensò la signora Ramsay, prendendo posto a capotavola e guardando i piatti che vi disegnavano cerchi bianchi".

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