Di tutt'altro livello qualitativo la mia seconda lettura dell'anno: "Amy e Isabelle", di Elizabeth Strout. Avevo vagamente sentito parlare di questa scrittrice, avevo saputo che ha vinto il Pulitzer nel 2009 con "Olive Kitteridge", e mi aveva incuriosito.
Non avevo comperato nessun suo libro l'anno scorso per motivi che non sto ora a spiegare, ma finalmente, un giorno in libreria, ho trovato esposti tutti i suoi romanzi. Non avevo che l'imbarazzo della scelta e ho preferito partire dal suo primo, dall'esordio. Ho fatto bene.
Elizabeth Strout scrive con una tecnica che cattura il lettore: ogni capitolo ti lascia con il fiato sospeso, riesce a coinvolgere e a incuriosire, rendere speciali oggetti, momenti, scorci, personaggi apparentemente insignificanti solo attraverso il suo utilizzo sapiente delle parole. Sì, è una scrittrice che sa usare le parole, accostarle, fare una descrizione tridimensionale, una metafora semplice ma mai banale.
La storia è di un conflitto tra madre e figlia. quest'ultima inconsapevole di dover subire le conseguenze psicologiche di quanto occorso alla madre in gioventù.
E' ambientata in paesino degli Stati Uniti, in un'epoca imprecisata, ma non particolarmente lontana nel tempo.
E' una storia che parla d'amore, di passioni istintive ma proibite, di un mistero, di quotidianità, di donne. Sì, mette in scena tante donne, ognuna con le proprie caratteristiche, i propri problemi, le proprie modalità di affrontarli.
L'ho letto in pochi giorni, incuriosita e rapita dai personaggi e catturata dalla sapiente scrittura dell'autrice.
Nel frattempo ho ordinato su Amazon altri suoi due libri, sicuramente non rimarrò delusa...

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