Ho letto Le ripetizioni, di Giulio Mozzi.
Raramente un libro mi ha messa così in discussione perché leggendolo, ho provato un dolore insolito, legato al fatto di non capire e di non accettare, e di sentirmi allo stesso tempo catturata in un vortice che mi ha tolto il respiro.
E mi è spiaciuto, perché quel dolore per un momento ha offuscato in me ciò che di meraviglioso porta con sé questo romanzo. Sì, avrei voluto rimanere tra le rêveries e le costruzioni sintattiche del primo capitolo, invece il romanzo mi ha catapultata in una dimensione corrotta dal male, e mi sono sentita trascinata in un incubo, dove, per fortuna, le ultime parole sono state come un pizzicotto che mi ha risvegliata.
Sono dovuti passare dei giorni, poi ho deciso di ritornare indietro e di ripercorrere quelle vie attraverso un percorso diverso, cercando un’altra strada, un altro livello di lettura, così come la sapiente costruzione labirintica di questo romanzo permette di fare. Il mio cammino non è ancora finito.

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